Carte giapponesi e processi creativi.
E’ da un pò di tempo che penso di riprendere in mano il blog, di riuscire a ritagliare un pò di tempo per scrivere e in questo modo rielaborare idee e pensieri da cui nasce poi il mio fare artistico.
E quindi eccomi qui. Sono successe tante cose dall’ultimo post e la mia ricerca pittorica ha cambiato direzione in modo all’apparrenza repentino, ripeto: solo all’apparenza. Ciò che si vede oggi sulle mie tavole è frutto di grande crisi, inizialmente, e poi studi, rielaborazioni, ripensamenti. Le mie prime teste guardate oggi mi appaiono ingenue e senza carattere e se non avessi perseverato sarebbero rimaste tali.
L’esigenza di cambiamento però era così impellente da impedirmi di guardare altrove e di fatto mi teneva inchiodata li, a quel segno che non riusciva a esprimersi. Poi, come succede spesso in questi casi, da un giorno all’altro la svolta, in quel segno mi sono riconosciuta, ha cominciato a appartenermi, ho cominciato a volergli bene.
In questo momento il mio lavoro non può prescindere da materia, segno, scrittura. Ho bisogno di strati pittorici densi, intensi in cui letteralmente mettere le mani e non solo il pennello. La cera d’api è il medium che mette in relazione tutti gli elementi che concorrono a comporre l’opera. Elementi che possono essere casuali, recuperati dal tavolo di lavoro oppure frutto di studio e ricerca. Scarti di carte e cartoni, fili di cotone, canapa, garze, limature ferrose… Ho appena acquistato da un sito francese https://les-papiers-de-lucas.com/ alcune carte giapponesi di rara bellezza. Una di queste ha una trama simile a garza e farà presto parte di una delle mie stratificazioni.
Per ora la guardo e la tengo tra le dita, la annuso, ci guardo attraverso, immagino……
Sono tutte fasi del mio fare artistico